Per ogni creatura del mondo, dal microscopico plancton ai giganteschi elefanti africani, la sopravvivenza è legata alla capacità di stare in movimento. Perché la sostanza delle migrazioni è questa: muoversi o morire. Ogni puntata di GREAT MIGRATIONS racconta le storie di diverse creature tra le più resistenti del regno animale, documentando come la loro sopravvivenza individuale e la continuazione della rispettiva specie siano completamente affidate alla loro innata capacità di muoversi.
In questo episodio di Great Migrations seguiamo le straordinarie migrazioni dei capodogli, delle farfalle monarca, dei granchi rossi e degli gnu, impegnati in un arduo viaggio da cui dipende il loro sostentamento e la sopravvivenza della specie.
Gnu
Celebre come nessun'altra, la migrazione degli gnu non è mai stata raccontata con questo livello di dettaglio e spettacolarità. Utilizzando avanzate tecnologie ad alta definizione, telecamere installate sugli elicotteri e riprese slow motion ad alta velocità, la troupe di National Geographic ha potuto catturare la drammatica lotta degli gnu contro il tempo, gli elementi e i predatori. Sin dai primi attimi di vita i piccoli gnu devono essere in grado di muoversi, se non vogliono finire divorati. Le loro giovani e instabili zampe dovranno sorreggerli lungo l'intero percorso migratorio che attraversa il Kenya, la Tanzania e il fiume Mara infestato di coccodrilli. Qui osserveremo la drammatica sequenza in cui una femmina di gnu, dopo essere riuscita ad attraversare sana e salva il fiume, incita a gran voce uno dei suoi piccoli che, afferrato da un coccodrillo, cerca disperatamente di resistere al predatore.
Farfalle monarca
Grazie alle più avanzate tecnologie di ripresa ad alta velocità, l'episodio ci mostrerà con uno straordinario livello di dettaglio la migrazione delle farfalle monarca, seguendo istante per istante lo straordinario viaggio multigenerazionale di queste creature. Nessuna farfalla monarca riesce a portare a termine l'intera migrazione dal Messico al Canada, e ritorno. A compiere questo lunghissimo viaggio saranno diverse generazioni di individui, nati nel corso di una incredibile staffetta di cui solo l'ultimo nato vedrà la fine. Lungo il percorso le telecamere di National Geographic catturano con stupefacente chiarezza i complessi dettagli della schiusa delle uova di monarca e le loro metamorfosi fino alla spettacolare trasformazione finale, compresa la tragica fine di una di loro ad opera di una mantide religiosa. Ogni farfalla monarca nasce per portare a termine una tappa di un ciclo senza fine che rappresenta un autentico miracolo della natura, oltre che uno spettacolo di straordinaria bellezza.
Granchi rossi
Sulle carte l'Isola di Natale appare come un piccolo scoglio nell'Oceano Indiano, eppure in quest'isola vivono più di 50 milioni di granchi rossi che ogni compiono una delle migrazioni più drammatiche e visivamente spettacolari della natura. Lungo un tragitto che dalle profondità della foresta dell'isola li porterà fino alla riva del mare per riprodursi, questi granchi rosso fuoco dovranno vedersela con mille pericoli, tra cui aggressive formiche che sputano un acido altamente corrosivo. Sincronizzandosi con la luna, i maschi prepareranno i nidi sulla riva e le femmine deporranno le uova nell'oceano a rischio della loro stessa vita. Utilizzando eccezionali riprese di terra e subacquee la troupe è riuscita a documentare non solo l'eroico rituale riproduttivo, ma addirittura la sopravvivenza e il ritorno di oltre un milione di minuscoli granchietti dalle spiagge dell'isola fino alla foresta. Un viaggio che, divenuti adulti, torneranno a ripetere ogni anno per assicurare la continuità della loro specie.
Capodogli
Nell'arco della sua esistenza un capodoglio può percorrere più di un milione di chilometri. Questi straordinari colossi della natura, infatti, si spostano continuamente da un oceano all'altro. I giganteschi maschi viaggiano per lo più in solitaria, e ogni anno raggiungono i punti di incontro, come le Azzorre, dove si riuniscono con altri maschi per poi ripartire alla volta delle acque in cui troveranno ad attenderli le femmine per l'annuale ciclo di riproduzione. La troupe di National Geographic è riuscita a documentare diversi comportamenti raramente ripresi in immagini: gruppi di una decina di maschi, alcuni grandi come uno scuolabus, che si strofinano gli uni contro gli altri manifestando un sorprendente senso di intimità; e i vagabondaggi di madri e cuccioli in branchi di una decina di esemplari.
In questo episodio di Great Migrations seguiamo le zebre africane, i trichechi del Pacifico, i maestosi squali balena, le antilocapre americane e le creature che vivono sotto la volta della foresta del Borneo nella corsa contro il tempo per nutrire e allevare i piccoli. Nei loro diversissimi habitat, la sopravvivenza di queste creature dipende da un tempismo perfetto e dal breve periodo in cui il cibo è più abbondante.
Zebre
In Botswana ogni primavera centinaia di zebre lasciano il più grande delta fluviale interno del mondo per intraprendere una scarpinata di quasi 250 in una landa infernale: un deserto di sale e sabbia in cui potranno assumere i minerali indispensabili per la loro salute fisica. Fintanto che rimangono unite la striatura le aiuta a proteggersi dai predatori, confondendo le linee e rendendo i singoli individui indistinguibili l'uno dall'altro. Uno straordinario filmato di Dereck e Beverly Joubert, Explorers-in-Residence di National Geographic, ci mostra l'adunata di diversi nuclei familiari di zebre in preparazione per il lungo viaggio, che per le giovani madri può risultare particolarmente doloroso. Quando una femmina che ha da poco avuto il suo puledro muore, lo stallone dell'harem si ferma per incoraggiare il piccolo a proseguire il viaggio. Che sia combattuto tra suo figlio e le femmine che si allontanano? O c'è un'altra stupefacente possibilità? Possibile che lo stallone cerchi di imprimere il motivo del suo mantello per sostituire quello della madre nella mente del piccolo? Gli scienziati lo ritengono improbabile, ma la sequenza rimane assolutamente straordinaria da guardare.
Trichechi
Quest'estate i trichechi hanno avuto a disposizione meno ghiacci su cui riposare, forse per effetto del cambiamento climatico. Da tempo immemorabile queste creature, la cui struttura non è fatta per sopportare lunghe nuotate in mare, sfruttano i ghiacci galleggianti per riposarsi e accoppiarsi durante il lunghissimo viaggio che dall'Alaska li porterà fino in Russia, e ritorno. Ma negli ultimi anni queste "zattere" di fortuna si fanno continuamente più piccole e meno numerose, e non riescono a dare asilo a tutta la popolazione di trichechi, che per questo è costretta a lottare per aggiudicarsi le poche rimaste. Ai maschi, che solitamente trascorrono l'estate sulle spiagge della Russia nord-orientale, ora si aggiungono anche le femmine sfinite e i loro cuccioli. Con la loro mastodontica mole, molti maschi dovranno conquistare con la forza un posto al sole dell'Artico.
La volta della foresta pluviale del Borneo
Nel Borneo gli effluvi che si sprigionano da un singolo profumatissimo albero di fico possono scatenare una incredibile cacofonia di grida, battiti d'ali e acrobazie nella volta della foresta. Ognuno di questi alberi - gli unici fruttiferi nel raggio di chilometri - ogni due anni può produrre fino a 40.000 fichi. I suoi frutti deliziosi e nutrienti sono disponibili solo per poche settimane, così da ogni parte della foresta accorrono frotte di oranghi, presbiti marroni, macachi e gibboni grigi per rimpinzarsi il più possibile prima che i fichi inizino a cadere al suolo e a marcire.
Squali balena e plancton microscopico
Lungo circa 12 metri e pesante fino a 20 tonnellate, il misterioso squalo balena è il più grande tra tutti i pesci marini. Per ironia della natura, la sua sopravvivenza è strettamente dipendente da organismi di ordine microscopico. Gli squali balena, infatti, si nutrono di plancton e altri minuscoli organismi acquatici, e quando i dentici depongono le uova accorrono per non perdere l'occasione di fare una ricca scorpacciata. Al sorgere della luna piena sulla Grande Barriera Corallina, i dentici iniziano ad emettere le uova e lo sperma, dando vita a un banchetto di proporzioni epiche per il gigantesco squalo balena. Gli squali non sono interessati ai pesci, ma solo alle uova e al liquide seminale che rilasciano nel mare. Lo squalo balena ha percorso centinaia di chilometri per partecipare a questo banchetto e trovarsi qui esattamente al momento giusto.
Antilocapre nordamericane
Nei gloriosi giorni del vecchio West, le antilocapre americane scorazzavano libere e incontrastate in tutto il Nord America. All'inizio della primavera un piccolo branco di circa 200 capi partito dal Wyoming è in viaggio verso nord per scendere a valle seguendo la ritirata delle nevi. La migrazione è sempre stata molto dura, ma ora le attività umane hanno trasformato l'antico cammino delle antilocapre in una pericolosa gimcana. Siepi, confini, fiumi in piena per il disgelo e altri inciampi creano blocchi e rallentamenti che per il piccolo branco si traducono in perdite devastanti. Affamate e bisognose dell'asilo offerto dal loro rifugio primaverile e estivo, il Parco Nazionale Grand Teton, le antilocapre dovranno lottare contro gli ostacoli creati dall'uomo e gli effetti del mutamento delle stagioni sul loro habitat.
Great Migrations - Atto III: Il sesso è incentrato sulla lotta per la riproduzione, sugli ostacoli che ogni specie deve superare e i viaggi che deve intraprendere per assicurarsi una discendenza. Seguendo queste emozionanti storie gli spettatori scopriranno anche, per la prima volta da più di vent'anni a questa parte, che a dispetto della guerra il cobo dalle orecchie bianche in Sudan è ancora vivo e prospero. L'episodio inoltre mostra straordinarie riprese del volo delle volpi volanti nei cieli dell'Australia; le operose formiche legionarie intente a creare nidi mobili nella foresta; e gli affascinanti comportamenti riproduttivi e di procacciamento del cibo degli elefanti marini, dei pinguini e degli albatro nelle isole Falkland - tutte creature che per accoppiarsi devono lasciare il mare in cui trascorrono la maggior parte del loro tempo, per nidificare e accudire la prole.
Cobi dalle orecchie bianche
Una delle storie più avvincenti della serie si svolge nelle zone selvagge del Sudan dilaniato dalla guerra civile. Da sempre la regione del Parco Nazionale di Boma, che racchiude la più grande savana intatta dell'Africa Orientale, ospita i cobi dalle orecchie bianche. Ma a causa dei violenti fermenti che hanno praticamente decimato la fauna libera del paese, questi animali non erano più stati ripresi dal lontano 1982. Fino a quando, nel 2007, un rilevamento aereo ha permesso di individuarli. Fortunatamente la popolazione di cobi, ritenuta estinta, è riuscita a fiorire anche nel mezzo di questa tragedia, ed è così numerosa da fare a gara con quella delle grandi mandrie di gnu che vivono nel Serengeti. A salvare questa specie probabilmente è stato proprio l'istinto migratorio, che spingendola a muoversi, in tutti questi anni l'ha sempre tenuta un passo avanti alle armi e agli altri pericoli comportati dall'uomo. Per dimostrare il proprio potenziale paterno e stabilire la propria superiorità riproduttiva i maschi di cobo inscenano dei combattimenti all'ultimo sangue. Una volta che maschio e femmina hanno verificato di essere pronti e compatibili per l'accoppiamento attraverso una complessa, e talora comica, valutazione dell'urina, i cobi si accoppiano e quindi iniziano il loro lungo viaggio di ritorno ai territori dove nasceranno i cuccioli, giusto a tempo per ricominciare tutto daccapo.
Isole Falkland
Nella stupenda cornice delle Isole Falkland, non lontano dal Polo Sud, scopriremo le storie degli animali che per riprodursi devono lasciare il mare in cui vivono per la maggior parte dell'anno.
I pinguini crestati si affrettano a riva per la deposizione e la schiusa delle uova, mentre gli albatri dal ciglio nero planano sulle gigantesche ali per posarsi a terra dove si accoppieranno: a tenerli d'occhio c'è un predatore affamato, il caracara striato, che dopo un lungo inverno aspetta di fare manbassa di uova e pulcini. A terra mamma albatro aspetta il ritorno del maschio, che alzatosi in volo trascorrerà qualche giorno in mare a pesca, per nutrirsi e fare il pieno di pesci per il suo pulcino affamato. Mamma e papà pinguino dalla cresta gialla escono ogni giorno in mare per nutrirsi, poi risalgono fino al nido costruito sulla ripida scogliera dove i loro piccoli li attendono al riparo dai venti polari. Dopo tre mesi i pinguini ridiscendono dalla scogliera e tornano in mare per un'altra stagione, mentre i piccoli di albatro, con ormai tutte le piume indosso, mettono alla prova le ali e quindi si innalzano in volo; alcuni di loro torneranno a terra solo tra diversi anni, e lo faranno solo per riprodursi.
Non lontano da qui, sulle rive del mare, i giganteschi elefanti marini si issano a terra dove inscenano violenti combattimenti per aggiudicarsi lo spazio indispensabile per i loro harem di femmine. Vagabonde per il resto dell'anno, queste foche scendono a terra per dare alla luce i cuccioli, e accoppiarsi di nuovo poco tempo dopo. Nelle tre brevi settimane trascorse con la madre il cucciolo crescerà fino a triplicare il suo peso, mentre la madre ne perderà circa un terzo. Poi, lanciando poco più di un semplice sguardo verso la riva, le femmine torneranno a lanciarsi in mare, lasciando i piccoli a cimentarsi con le prime incursioni nelle acque basse e infide dove troveranno ad attenderli squali e altre pericolose creature, prima di riprendere la migrazione nell'oceano.
Volpi volanti rosse
In Australia, nel Queensland, il cielo si oscura quando milioni di volpi volanti rosse si spostano da una foresta all'altra in cerca di eucalipti, i cui fiori zuccherini e ricchi di calcio costituiscono il loro alimento principale. Le madri di pteropo (altro nome di queste affascinanti creature) tengono i piccoli avvolti nelle ali traslucide per allattarli fino a quando il calcio contenuto nel loro latte avrà rafforzato le ali quanto basta per poter intraprendere il volo. Una volta svezzati i piccoli dovranno essere in grado di sostenere una faticosa migrazione verso un'altra foresta. Per prepararsi al lungo volo la madre si cosparge le ali e il corpo con una secrezione oleosa. Lungo il viaggio questi mammiferi rischieranno la vita per rinfrescarsi nelle acque dolci di un lago infestato di coccodrilli. I superstiti che raggiungeranno la nuova foresta in cui abbondano gli eucalipti in fiore daranno vita a una nuova generazione, tenendosi avvinghiati per diverse ore, per poi addormentarsi l'uno separato dall'altra prima di riprendere il volo.
Formiche legionarie
La migrazione delle minuscole formiche legionarie è una delle più micidiali del mondo. Le femmine di queste creature che vivono nel sottofondo della foresta pluviale del Costa Rica e la loro prole di centinaia di migliaia di larve hanno bisogno di qualcosa come 30.000 prede al giorno per poter sostenere le fatiche del viaggio e della riproduzione. Con i loro corpi le femmine costruiscono dei nidi mobili in cui trasporteranno le larve durante le tre settimane in cui non penseranno ad altro che a cacciare grandi insetti, comprese le larve delle grandi e temibili vespe, tirate fuori a forza dai loro favi. Ogni notte le formiche legionarie possono percorrere cento metri, una distanza che per un umano è degna di un maratoneta.
In Great Migrations- Atto IV: Il cibo seguiamo le peripezie degli elefanti del Mali, degli squali bianchi, di vari uccelli e insetti nel corso superiore del Mississippi e delle medusa dorate di Palau durante le loro pericolose migrazioni in cerca di cibo per sostentarsi.
Elefanti del Mali
Gli elefanti del Mali sono quelli che intraprendono la migrazione più lunga tra tutti i loro simili africani: un percorso circolare lungo 480 chilometri che aggira l'entroterra del paese attraversando il lembo meridionale del deserto del Sahara. In questo tratto del cammino l'unico modo per sopravvivere è continuare a camminare, da una pozza d'acqua all'altra, da una riserva di vegetazione all'altra - entrambe estremamente scarse in questa zona - senza fermarsi mai. A fare da guida al gruppo è la femmina più vecchia, la matriarca, che in decenni di migrazioni ha memorizzato a perfezione il cammino e sa dove è più probabile trovare cibo e acqua. Tra tremende tempeste di sabbia e occasionali momenti di relax in qualche rara pozzanghera di fango, il viaggio di queste creature culmina con l'arrivo alla cosiddetta "Porte des Elephants", o porta degli elefanti: il passaggio al di là del quale, come questi animali sanno da tempo immemorabile, li attende la ricompensa a tutte le sofferenze del viaggio.
La storia mostra la grazia e la forza di questi animali documentando lo straziante rituale di dolore del branco quando un cucciolo muore lungo il viaggio. Con una rarissima ripresa l'episodio mostra la tragica lotta per la vita di un piccolo, sostenuto dalla madre e dalla nonna, e la sua morte appena poche ore dopo la nascita. Un maschio adulto, forse travisando gli effluvi del parto con quelli dell'estro, cerca di accoppiarsi con la madre spingendola tra la vegetazione, lontano dal corpicino del suo piccolo. La nonna resta ancora qualche momento, poi si allontana per mangiare prima di riprendere il lungo viaggio. E quando il branco sente che è arrivato il momento di ripartire per l'ultimo tratto della giornata, tutti gli elefanti inscenano un commovente funerale, annusando, stringendo o toccando delicatamente con la proboscide i resti del piccolo, come per salutarlo.
Squali bianchi
Nell'immaginario collettivo lo squalo bianco è il terrore delle acque basse, ma nella realtà questa stupenda creatura è uno dei più grandi migratori degli oceani. Ogni anno dalle Hawaii lo squalo bianco percorre migliaia di chilometri per raggiungere il Messico e l'abbondante banchetto che lo attende circa 250 chilometri al largo di Guadalupe. Qui le acque pullulano di vita: pesci luna, delfini, rare balene dal becco, foche di Guadalupe e elefanti marini settentrionali. Con i suoi 4,5 metri di lunghezza e il peso di quasi una tonnellata, la femmina di squalo bianco è la cacciatrice perfetta, come dimostra abbattendo un elefante marino dopo l'altro con formidabile abilità. Mentre le elefantesse marine più anziane si affrettano a riva per accoppiarsi o dare alla luce i piccoli, le più giovani che compiono per la prima volta la migrazione verso terra, ignare delle usanze degli squali, si attardano in mare. Saranno loro il bersaglio primario della femmina di squalo. In una sequenza raramente raccolta in video, la troupe di National Geographic riprende sott'acqua il micidiale attacco dello squalo contro lo foche, che arrosserà l'acqua in una nube di sangue.
Uccelli ed effimere del Mississippi
Nella valle formata dal corso superiore del Mississippi ogni anno si radunano milioni di uccelli acquatici e marini. Aquile di mare dalla testa bianca, falchi pellegrini, anatre, oscini, oche e pellicani in primavera accorrono in questa sezione della Mississippi River Valley che unisce il Golfo del Messico con il Canada e, di qui, l'Artico. Con il disgelo i pesci emergono dalle loro tane invernali scatenando la frenesia degli uccelli carnivori migratori. I falchi pellegrini, arrivati qui dal lontano Perù, costruiscono i loro nidi tra i dirupi della valle, da cui possono cacciare facilmente le prede per i loro piccoli. E quando la primavera lascia il posto all'estate i pulcini ormai cresciuti iniziano a mettere alla prova le ali e le zampe, sulla superficie dell'acqua, sulle rive del fiume e nel cielo.
Con l'aumentare del calore e dell'umidità dal melmoso fondale del fiume inizia ad avvertirsi uno strano brulichio. Sono le larve di effimere, che si preparano a eruttare tutte insieme a milioni, creando un nube così densa da essere rilevata dai radar meteorologici. Con appena 24 ore a disposizione per innalzarsi in volo, accoppiarsi, deporre le uova e morire, le effimere offrono agli oscini un'incredibile riserva di cibo. Per non parlare delle rane, che si affrettano a lingua di fuori a fare manbassa delle nuove nate.
Con l'arrivo dell'autunno le aquile vanno a caccia di folaghe, che talvolta immergono in acqua sei o sette volte prima di divorare. Per la salvezza di alcuni e la triste fine di altri, questo macabro festino sarà una delle ultime attività prima che le acque inizino a gelare nuovamente e che gli uccelli migratori riprendano il volo verso le loro destinazioni invernali.
Meduse dorate
Dodicimila anni fa, proprio sul finire dell'ultima glaciazione, l'innalzamento del livello marino infiltrò una piccola isola del Pacifico fino a creare un lago unico nel suo genere. Le poche creature trasportate dall'acqua poterono proliferare ed evolversi in un tranquillo isolamento. Sostenuta da uno speciale legame simbiotico che le consentì di prosperare come nessun'altra, la specie trionfante tra tutte quelle sopravvissute finì per dare al lago il nome che porta ancora oggi: Jellyfish Lake, o lago delle meduse. Le meduse dorate sopravvivono grazie alla generosità di speciali microorganismi, ai quali in cambio offrono cibo e ospitalità. Questi simbionti sono delle minuscole alghe capaci di trasformare la luce solare negli zuccheri che nutrono i loro ospiti. L'intera esistenza delle meduse dorate ruota attorno alla cura di queste alghe. Ogni giorno cinque milioni di queste gelatinose creature scivolano leggere a pelo d'acqua per attraversare il lago seguendo il movimento del sole, dirigendosi a est al mattino e a ovest nel pomeriggio con una spettacolare migrazione giornaliera. Col calar della notte le meduse si lasciano scendere fino a 13 metri di profondità per assorbire i batteri ricchi di sostanze nutrienti necessari per la sopravvivenza delle alghe. Per farlo le meduse mettono a rischio la loro stessa vita, perché a questa profondità l'acqua del lago è carica di acido solfidrico e priva di ossigeno, e gli esemplari che si attardano troppo finiscono per morire soffocati. Dopo questo bagno di acido le meduse che tornano sane e salve in superficie attendono la nascita del nuovo giorno per riprendere il loro viaggio all'inseguimento del sole.
In inverno i trichechi del Pacifico migrano verso sud seguendo gli spostamenti dei ghiacci.
Uno speciale dedicato ai risvolti scientifici di Great Migrations
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