BIOGRAFIE: MARTE

John Spencer

John Spencer è occupato stabilmente come scienziato presso il Dipartimento di studi spaziali del Southwest Research Institute di Boulder, Colorado. Nato in Inghilterra, si è laureato in geologia all'Università di Cambridge nel 1978, e nel 1987 ha conseguito il dottorato di ricerca in scienze planetarie all'Università dell'Arizona. Dopo quattro anni di attività postdottorato all'Università delle Hawaii, nel 1991 è entrato a far parte del personale dell'Osservatorio Lowell di Flagstaff, Arizona, dove ha lavorato fino al 2004, prima di entrare nel Southwest Research Institute.

John Spencer è specializzato in studi sui satelliti degli altri pianeti del sistema solare, in particolare le quattro grandi lune "galileiane" di Giove, con l'applicazione di modelli teorici e dei dati raccolti dai telescopi terrestri, dalle sonde spaziali e dal telecopio spaziale Hubble. Ha curato la mappatura termica delle lune di Giove attraverso lo strumento PPR (fotopolarimetro-radiometro) montato sulla sonda Galileo in orbita attorno a Giove, e al momento sta collaborando alla mappatura termica delle lune di Saturno attraverso lo spettrometro CIRS (spettrometro composito a infrarossi) montato sulla sonda Cassini, che orbita attorno a Saturno. Si è particolarmente interessato ai vulcani attivi e all'atmosfera del satellite di Giove Io e, più recentemente, ai geyser di ghiaccio attivi su Encelado, uno dei satelliti di Saturno. Ha pubblicato ricerche su Marte, gli asteroidi, Plutone e sulla luna nettuniana Tritone, ed è membro dell'équipe scientifica della missione New Horizons verso Plutone e la Fascia di Kuiper.

Attraverso il suo lavoro ha scoperto diverse importanti eruzioni vulcaniche su Io, ha osservato per la prima volta i pennacchi vulcanici di Io con il Telescopio spaziale Hubble; ha scoperto la presenza di gas di zolfo nei pennacchi vulcanici dello stesso satellite, e, in collaborazione con un altro scienziato, ha scoperto che l'atmosfera di Io è altamente asimmetrica; ha contribuito alla scoperta dei geyser di ghiaccio sul satellite di Saturno Encelado e dell'ossigeno sulla luna gioviana Ganimede. A livello teorico ha contribuito allo studio del ghiaccio di azoto su Plutone e Tritone, del ghiaccio d'acqua sui satelliti gioviani e sulla radiazione termica degli asteroidi.

Steve Squyres

Gli studi di Steven Squyres si concentrano attorno ai grandi corpi solidi del sistema solare: i pianeti terrestri e i satelliti dei pianeti gioviani. Per svolgere questo lavoro utilizza i dati raccolti dai telescopi spaziali e terrestri e un'ampia varietà di modellizzazioni geofisiche.  È particolarmente interessato alla tettonica di Venere, alla storia dell'acqua su Marte e alla geofisica dei satelliti ghiacciati dei pianeti esterni. Abbinando l'analisi dei dati ai modelli teorici studia i processi che hanno modellato la superficie e l'interno di questi corpi celesti.

Squyres ha collaborato a diverse missioni spaziali di esplorazione planetaria. Dal 1978 al 1981 ha collaborato con il team scientifico del Voyager addetto all'imaging, partecipando alle analisi dei dati ottenuti al passaggio della sonda nei pressi di Giove e di Saturno. Ha collaborato come ricercatore radar alla missione Magellano verso Venere, alla missione Mars Observer come membro  del team di ricerca addetto allo spettometro a raggi gamma, e alla missione russa Mars '96. Attualmente il Dott. Squyres è Primo Ricercatore scientifico del Progetto Mars Exploration Rover e co-ricercatore della missione Mars Express e dell'esperimento scientifico di imaging ad alta risoluzione Mars Reconnaissance Orbiter. È membro del Flight Investigation Team addetto allo spettrometro a raggi gamma della missione Mars Odyssey e del team di imaging della missione Cassini verso Saturno.

Peter Smith

Laureatosi in fisica nel 1969 all'Università della California (UA), nel 1977 Peter Smith ha conseguito il master presso il Centro di scienze ottiche della stessa università.

Nel 1978 ha iniziato a lavorare per il Lunar and Planetary Laboratory dell'UA, inizialmente come assistente alla ricerca, fino ad arrivare, passo dopo passo, alla qualifica di Senior Research Scientist. In questo periodo Smith ha partecipato a molte delle più importanti missioni spaziali lanciate all'esplorazione del sistema solare.

Nel 1978, durante la missione Pioneer Venere, Smith creò i modelli delle sorgenti energetiche che riscaldano la superficie del pianeta fino a circa 1000 gradi. Nel 1979 Pioneer Saturno inaugurò quasi un decennio di studi sull'atmosfera dei pianeti esterni, in particolare Giove e Titano. Gli studi di Smith si concentrarono sul misterioso Titano avvolto dalle nubi, e nel 1994 portarono all'osservazione e alla mappatura della superficie solida di questo corpo celeste, il maggiore dei satelliti di Saturno, con l'ausilio del telescopio spaziale Hubble. Al fianco del Dott. Martin Tomasko,  Smith è stato Progect Manager dell'operazione che all'inizio del 2005, con l'atterraggio del lander Huygens sulla superficie di Titano, ha consentito di raccogliere le prime immagini ravvicinate della superficie del satellite.

Nel 1993 ha iniziato ad occuparsi di Marte, quando la NASA accettò la sua proposta di montare una speciale telecamera sul lander della navicella Mars Pathfinder. Trattandosi del primo lander atterrato sul Pianeta Rosso dai tempi delle due missioni Viking del 1976, l'arrivo delle prime immagini dalla superficie marziana, il 4 luglio 1997, sollevò un'enorme ondata di interesse pubblico. Le immagini del paesaggio alieno catturate quotidianamente dal rover Sojourner comparvero sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali.

In seguito Smith ha costruito le telecamere per la missione Mars Polar Lander, schiantatasi sulla superficie del pianeta nel dicembre 1999.  La perdita del Mars Polar Lander portò a cancellare la missione Surveyor prevista per il 2001, su cui erano montate altre telecamere costruite dalla UA.

Nonostante gli intoppi Smith ha continuato a collaborare alle missioni su Marte e al momento fa parte dell'équipe scientifica dei Rover Spirit e Opportunity atterrati sul pianeta nel gennaio 2004. Ha contribuito alla costruzione del microscopio per Beagle 2,  il lander europeo atterrato su Marte nel dicembre 2003 che però non è riuscito a ritrasmettere a terra i dati raccolti. Per due anni ha gestito la costruzione della telecamera HiRISE del Mars Reconnaissance Orbiter (lanciato nel 2005),  per la quale il Dott. Alfred McEwen dell'UA ricopre il ruolo di Primo ricercatore.

Nell'autunno del 2003 il suo progetto Phoenix è stato scelto, a seguito di una gara della NASA, come la prima missione di esplorazione alla ricerca di aree vivibili e di tracce di vita su Marte. La missione, partita il 4 agosto 2007 e atterrata nella regione del polo nord marziano il 25 maggio 2008, ha un costo stimato di 420 milioni di dollari. Smith è responsabile per tutti gli aspetti della missione. Il nome Phoenix è ispirato a quello dell'uccello mitologico che rinasceva dalle ceneri del suo predecessore: perché in effetti la missione Phoenix riutilizza il lander accantonato dopo l'abbandono del progetto Surveyor e le strumentazioni (migliorate) realizzate per quella missione e per la fallita missione Polar Lander.

Chris McKay

Il dott. Christopher P. McKay è Planetary Scientist presso la divisione scienze spaziali della NASA ad Ames. Nel 1982 ha conseguito il dottorato di ricerca in astrogeofisica all'Università del Colorado e da allora lavora come ricercatore per il NASA Ames Research Center. Attualmente le sue ricerche sono incentrate sull'evoluzione del sistema solare e sulle origini della vita. Inoltre partecipa attivamente alla pianificazione delle future missioni su Marte, comprese quelle che prevedono l'esplorazione diretta da parte dell'uomo. Ha collaborato a diverse ricerche sugli ambienti terrestri affini a quelli marziani, nell'ambito delle quali è stato in Antartide, nell'Artico Canadese e nel deserto di Atacama (Cile) per studiare le forme di vita di questi habitat. È stato co-ricercatore per la sonda Huygens inviata su Titano nel 2005, per la missione Mars Phoenix Lander del 2007 e per la missione Mars Science Lander del 2009.

Lynn Rothschild

Co-ricercatrice e responsabile per la gestione generale di Investigation 6 - Planetary Pioneers, collabora alle ricerche per l'identificazione di organismi di nuovo modello, ai test iniziali sulla resistenza ai raggi UV e all'essiccazione e sui meccanismi di resistenza. È coinvolta in varie attività di sensibilizzazione del pubblico e nell'organizzazione del corso di astrobiologia e esplorazione spaziale dell'Università di Stanford.

Ben Clark

Il dott. Benton C. Clark è Chief Scientist per i sistemi di volo della Lockheed Martin Astronautics. Si è addottorato in biofisica alla Columbia University nel 1968. In passato è stato responsabile dell'ideazione e dello sviluppo degli spettrometri a fluorescenza a raggi X montati sui lander Viking e utilizzati per le analisi geochimiche dei campioni di suolo marziano. È stato co-ricercatore nello sviluppo del rilevatore di lampi di luce e dell'ombreggiante  utilizzati per l'esperimento Particle Impact Analyzer (PIA), portato felicemente a termine nell'ambito della missione europea Giotto. A supporto delle teorie sull'origine abiotica della vita ha introdotto il concetto delle funzioni chiave svolte dai particolati cometari e dalla formazione delle cosiddette "comet pond" (pozze create dall'impatto delle comete con la terra in cui si concentrano diverse sostanze prebiotiche). Presiede il comitato di consulenti esterni del Centro di ricerca e formazione in esobiologia della NASA presso l'Università della California e il Salk Institute. È stato insignito della Medaglia della NASA per i servigi resi al pubblico, del Wright Brothers Award, di una medaglia dell'aeronautica americana, ed è stato nominato Inventore dell'anno per la Martin Marietta Corporation e come Autore dell'anno per la Martin Marietta Astronautics.

Richard Zurek

Attualmente il dott. Richard Zurek è scienziato capo dell'Ufficio del programma Marte della JPL, e contemporaneamente continua a ricoprire il ruolo di scienziato di progetto per il Mars Reconnaissance Orbiter. Il MRO ha terminato la fase scientifica primaria, della durata di due anni, nel novembre 2008, ma ha proseguito le attività della fase scientica ampliata per altri due anni. In qualità di ricercatore il dott. Zurek ha studiato la parte superiore dell'atmosfera terrestre e l'atmosfera di Marte, utilizzando i dati raccolti con le osservazioni di navicelle come  l'UARS (Upper Atmosphere Research Satellite), il Mariner 9, gli obiter e i lander Viking e le missioni operative attualmente in corso su Marte.

BIOGRAFIE: GIOVE

Scott Bolton

Il dott. Scott Bolton, ricercatore capo per la missione Juno, lavora presso la sede centrale  del Southwest Research Institute (SwRI) a San Antonio, in Texas. È a capo del grande team internazionale di scienziati del progetto Juno che hanno definito gli obiettivi scientifici e la strategia di implementazione della missione, che nel 2011 partirà alla volta di Giove. Le operazioni della missione saranno condotte dal SwRI, che gestirà anche la partecipazione dell'équipe scientifica. Il SwRI ha fornito due importanti attrezzature per la strumentazione di bordo della sonda Juno: lo spettrometro a immagine ultravioletta e il JADE (Jupiter Auroral Distributions Experiment).

Robert Pappalardo

Robert Pappalardo è Senior Research Scientist del Planetary Ices Group, divisione Scienza, del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California. Le sue ricerche sono incentrate sui processi che hanno modellato i satelliti ghiacciati del sistema solare esterno, specialmente Europa, e sul ruolo del probabile oceano presente sotto la sua superficie. Nell'ambito delle ricerche su Europa si studia la possibilità che la convezione allo stato solido abbia svolto un ruolo importante nella storia del satellite.  Altre sue ricerche indagano la natura, le origini e l'evoluzione delle aree di terreno chiaro caratterizzate da evidenti scanalature sulla superficie di Ganimede, uno dei satelliti di Giove, le particolari forme dei fenomeni tettonici di questa luna e le relative implicazioni rispetto alla storia geologica del corpo celeste. Inoltre Pappalardo studia le implicazioni geologiche dell'attività di tipo geyseriano del satellite di Saturno Encelado.

Nel 1986 ha conseguito la laurea in scienze geologiche presso la Cornell University, e nel 1994 il dottorato di ricerca in geologia presso la Arizona State University. Durante la sua attività di ricercatore alla Brown University, in qualità di partecipante all'équipe di imaging della sonda Galileo, ha collaborato a definire molte delle osservazioni realizzate dalla missione sui satelliti galileiani ghiacciati di Giove. Dal 2001 al 2006 è stato Assistant Professor di scienze planetarie per il dipartimento di scienze astrofisiche e planetarie dell'Università del Colorado, e ancora oggi assiste attivamente gli studenti che si preparano a diventare ricercatori. Tra un impegno e l'altro ha anche collaborato con diversi musei e istituti scientifici per far conoscere al pubblico le meraviglie dell'astronomia e dell'eplorazione planetaria.

Athena Coustenis

Nata in Grecia, Athena Coustenis è una specialista di scienze planetarie naturalizzata francese che al momento lavora all'Osservatorio di Paris-Meudon. Collabora da vicino con la missione Cassini- Huygens verso Saturno e Titano, e ha condotto ricerche planetarie utilizzando molti importanti telescopi. L'osservatorio di Paris-Meudon è il più importante di tutta la Francia. I suoi impianti comprendono una torre di calcestruzzo alta 36 metri contenente un sofisticato spettrografo per gli studi sul Sole. Le strutture del meraviglioso e antico Castello di Meudon sono state convertite in un osservatorio, che ospita anche una foresteria per gli scienziati!

Carolyn Porco

La specialista di scienze planetarie Carolyn Porco studia e interpreta le foto raccolte dalla missione Cassini-Huygens che orbita attorno a Saturno e alla più grande delle sue lune, Titano. Insieme a un'équipe di scienziati della NASA e dell'ESA collabora ad analizzare i dati inviati dalla sonda orbitale Cassini da quando è partita dalla terra, nel lontano 1999. Queste osservazioni (finora) hanno permesso di individuare numerosi nuovi anelli e quattro lune prima sconosciute. E hanno offerto straordinarie immagini e animazioni della faccia tempestosa di Saturno, dei suoi trafficatissimi anelli e del guazzabuglio di lune e lunette che gli orbitano attorno.

Verso la metà degli anni '80, quando era ancora al lavoro sulla tesi di dottorato, è stata reclutata in una squadra di ricerca del JPL impegnato ad analizzare ed elaborare le montagne di dati raccolti durante il flyby di Saturno da parte del Voyager. Il suo lavoro sugli "anellini" del pianeta e sulle strutture radiali visibili negli anelli hanno consentito di stabilire un'importante connessione tra gli anelli e il campo magnetico di Saturno e hanno cementato l'interesse della scienziata per questo pianeta del sistema solare.

BIOGRAFIE: NETTUNO E URANO

Heidi B. Hammel

Dal 2005 Heidi B. Hammel siede nel consiglio di amministrazione di The Planetary Society. Senior Research Scientist presso lo Space Science Institute di Boulder, Colorado, la Hammel vive a Ridgefield, Connecticut.

Dopo essersi diplomata al Massachusetts Institute of Technology nel 1982, nel 1988 ha conseguito il dottorato in fisica e astronomia presso l'Università delle Hawaii. Ha lavorato in posizioni di postdottorato al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, dopodiché è tornata al MIT, in cui per quasi nove anni è stata Principal Research Scientist del dipartimento di scienze della terra, atmosferiche e planetarie.
I suoi studi sono particolarmente incentrati sui pianeti esterni e i rispettivi satelliti, con particolare attenzione per le tecniche di osservazione. Nel luglio del 1994, in occasione dell'impatto della cometa Shoemaker-Levy 9 con Giove, la Hammel ha diretto l'équipe del telescopio spaziale Hubble che ha studiato la risposta dell'atmosfera del pianeta alle collisioni. Esperta del pianeta Nettuno, ha fatto parte dell'équipe scientifica di Imaging che nel 1989 ha seguito l'incontro del Voyager 2 con il gigante gassoso. Per le sue ultime ricerche su Nettuno e Urano sta utilizzando Hubble e altri osservatori basati a terra. La Hammel ricopre anche il ruolo di scienziato interdisciplinare per il successore di Hubble, il telescopio spaziale James Webb, il cui lancio è previsto nel 2011.
Nel 2002 la Hammel ha ricevuto la Medaglia Sagan della divisione di scienze planetarie della American Astronomical Society (AAS/DPS) per i suoi meriti nella sensibilizzazione del grande pubblico rispetto agli studi planetari.

Mark Showalter

L'astronomo planetario Mark Showalter è accanitamente appassionato di anelli. Mentre tutti sanno dello spettacolare sistema anulare di Saturno, spesso si dimentica che anche Giove, Urano e Nettuno sono circondati da anelli, sebbene più piccoli e meno evidenti. Ognuno di questi sistemi interagisce strettamente con una famiglia di piccoli satelliti interni. Showalter collabora ad alcune delle più importanti missioni della NASA verso i pianeti esterni, tra cui Cassini, ora in orbita attorno a Saturno, e New Horizons, che recentemente ha oltrepassato Giove diretta verso l'incontro con Plutone, previsto per il 2015. Famoso per la perseveranza con cui analizza fin nel minimo dettaglio i dati di imaging planetari, lavorando sulle immagini raccolte dalla passata missione Voyager è arrivato a scoprire i flebilissimi anelli esterni di Giove e il minuscolo satellite inserito nel sistema anulare di Saturno, Pan.

Mark divide il suo tempo tra osservazioni basate sulle sonde spaziali della NASA e quelle basate a terra. Lavora spesso con il telescopio spaziale Hubble. Dal 2002 è a capo di un'équipe di astronomi che stanno studiando Urano. Nel 2006 la sua scoperta di due piccoli sarelliti e due deboli anelli attorno a questo lontano pianeta ha fatto notizia a livello internazionale. A volte lavora anche con il telescopio Keck sulle Isole Hawaii, che con il suo nuovo sistema ottico adattativo sfida, e talora addirittura supera la nitidizza delle immagini fornite da Hubble. Prossimamente inizierà a spostare il focus dei suoi studi verso l'ancor più remoto pianeta Nettuno, che è circondato da una particolare famiglia di anelli, lune e archi incompleti emersi con le osservazioni del Voyager.

Dott. Andrew P. Ingersoll

Il dott. Andrew P. Ingersoll, professore di scienze planetarie del California Institute of Technology, è esperto di meteorologia e climi terrestri e dei pianeti esterni. Come membro dei team scientifici e come scienziato interdisciplinare ha partecipato a diverse missioni spaziali, tra cui Pioneer Giove/Saturno, Pioneer Venere, Voyager, VEGA Venus Balloons, Mars Global Surveyor, Galileo e Cassini.

In soldoni, Andy è un meteorologo planetario. Questi scienziati cercano di comprendere il funzionamento delle atmosfere, di classificarne il comportamento e di elaborare dei modeli numerici per spiegarli. In particolare per quanto riguarda Nettuno e Urano, Andy conosce a perfezione le temperature, le pressioni, i venti, le nubi e la composizione gassosa di questi pianeti.

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