Le prove che in passato su Marte è esistita acqua che scorreva in forma libera sono eclatanti. Non solo il pianeta ospita i vulcani più grandi e i canyon più profondi del sistema solare, ma mostra tracce di catastrofiche inondazioni.
Per sopravvivere su Marte un microbo avrebbe bisogno di pochissima acqua. Con ogni probabilità potrebbe tirare avanti una vita intera con appena 50 o 100 microlitri, ossia una goccia delle dimensioni della punta di una penna. (Lynn Rothschild)
Marte non è il pianeta a noi più vicino, ma è sicuramente il più simile alla terra. Una delle caratteristiche che ha in comune con il nostro è l'espansione e ritrazione delle calotte di ghiaccio polari con l'alternarsi delle stagioni.
Marte non ha grossi satelliti, per cui l'inclinazione del suo asse può variare notevolmente. Sulla base di questa constatazione è stato teorizzato che, forse 50.000 anni fa, un'oscillazione dell'asse di notevole entità fece sì che nei pressi dell'equatore si accumulasse una grossa quantità di ghiaccio. I resti di questo ghiaccio potrebbero esistere ancora oggi nel sottosuolo marziano. (Steve Albers)
I vulcani situati nella regione settentrionale denominata Tharsis sono talmente enormi da deformare la silhouette sferica del pianeta.
Su Marte si trova il "canyon" più grande del sistema solare, lungo quanto tutti gli USA e largo centinaia di chilometri. Per la precisione Valles Marineris è lungo più di 4.800 km, profondo 7.000 metri e largo 320 km.
Se vi trovaste su Marte, di giorno guardando verso l'alto il cielo apparirebbe molto scuro, perché l'atmosfera è molto rarefatta. Verso l'orizzonte il cielo assume un colore rosato, a causa della polvere rossa presente nell'aria. Il crepuscolo marziano appare di colore blu.
Marte non possiede una campo magnetico globale. Un eventuale visitatore, pertanto, non potrebbe orientarsi usando la bussola. (Wes Watters/Laureato della Cornell Univ.)
Secondo le ultime stime dello staff della Malin Space Science Systems ogni anno su Marte si verificano da 30 a 200 nuovi impatti. (Ken Edgett / Malin Space Science Systems, Inc.)
Phobos, la più grande delle due lune marziane, sta lentamente scivolando verso Marte. Nell'arco di circa 50 milioni di anni il satellite si schianterà sul pianeta oppure si disgregherà, creando un anello di polveri attorno al Pianeta Rosso.
Guidando a velocità normale, diciamo 100 km/ora, e scegliendo la strada più breve, per arrivare su Marte un automobilista impiegherebbe più di 66 anni. Per percorrere lo stesso tragitto una navicella spaziale impiega circa 6 mesi.
In certe stagioni su Marte si verificano enormi tempeste di polvere che avvolgono l'intero pianeta. Questi fenomeni danno origine a effetti geologici estremamente vistosi, come dune, striature e altre formazioni modellate dal vento.
Essendo molto più piccolo e meno denso della Terra, Marte ha una forza di gravità superficiale pari ad appena il 38% di quella terrestre. Perciò stando in piedi su Marte una persona si sentirebbe molto più leggera, perché peserebbe meno della metà di quanto pesa sul nostro pianeta. E se lasciasse cadere una pietra, questa arriverebbe al suolo molto più lentamente di quanto non farebbe sulla terra. (Steve Squyres)
Plutone compie una rotazione completa ogni 6 giorni e mezzo. La missione New Horizons avrà a disposizione poco più di una giornata plutoniana per osservare il pianeta nano e raccogliere le sue immagini, dopo aver viaggiato 8 anni e mezzo per raggiungerlo!
Negli ultimi 20 anni Plutone si è allontanato dal Sole e la sua inclinazione è diventata sempre più pronunciata. A seguito di questo fenomeno oggi intere parti del pianeta non vedono MAI il sole...
Tra il 1988 e oggi l'atmosfera di Plutone si è espansa fino a raddoppiare!
Gli scienziati pensano che l'atmosfera di Plutone si espanda e si ritragga continuamente a seconda della posizione orbitale in cui si trova il pianeta. Via via che il pianeta nano si avvicina al sole il calore discioglie i ghiacci volatili creando un'atmosfera, che se vi trovaste su Plutone, vi arriverebbe all'incirca al ginocchio. Man mano che il pianeta torna ad allontanarsi dal sole i gas si condensano e si liquefano nuovamente, attraverso un processo detto sublimazione. (David Paige & Will Grundy)
Il telescopio con cui Clyde Tombaugh nel 1930 scoprì Plutone, situato presso l'Osservatorio Lowell, è stato ribattezzato con il nome del pianeta. L'astronomo si accorse della sua esistenza utilizzando il telescopio per scattare fotografie del cielo. Quando vennero sviluppate, lo scienziato usando uno strumento detto "microscopio comparatore" secondo un procedimento simile a quello del gioco "trova la differeza" si accorse che c'era un pianeta in movimento!
Il nome del pianeta Plutone fu proposto da una ragazzina inglese di undici anni, Venetia Burney, quando l'Osservatorio Lowell indì un pubblico concorso per trovare un nome per il nuovo pianeta, all'epoca il nono individuato nel sistema solare. Poiché Venetia aveva studiato mitologia, propose di chiamarlo Plutone, perché questo era il nome del dio romano dell'aldilà, la regione più fredda e distante. Lo zio della ragazzina spedì un telegramma all'osservatorio, che scelse il nome proposto. Venetia Burney Phair (nome da sposata) è morta nel maggio del 2009 all'età di 90 anni.
Plutone è un oggetto estremamente enigmatico, di un tipo che l'uomo non ha mai potuto osservare da vicino prima d'ora. Per questo noi scienziati non abbiamo idea di cosa aspettarci quando New Horizons arriverà nei suoi paraggi, magari delle formazioni geologiche bizzarre che impiegheremo anni a studiare e a capire di cosa siano fatte. (Kevin Schindler)
L'osservazione di Plutone richiede un processo estremamente lungo, considerato che un anno plutoniano equivale a duecentocinquanta anni terrestri, e che una sola stagione plutoniana dura quanto l'intera vita professionale di uno scienziato! L'equinozio si è verificato verso la fine degli anni '80, e da quel momento sul pianeta è iniziata l'estate, che continuerà ancora per un altro paio di decenni. (Will Grundy)
Su Plutone esistono principalmente tre tipi di ghiaccio: ghiaccio di metano, ghiaccio d'azoto e ghiaccio di anidride carbonica. Lo sappiamo perchè le molecole di ognuno di questi tipi di ghiaccio vibrano con una frequenza particolare. Se un fotone di luce dotato di energia sufficiente ad eccitare questa vibrazione colpisce il ghiaccio viene assorbito, e se non viene assorbito rimbalza via. Osservando il pianeta con il telescopio possiamo vedere quali fotoni vengono assorbiti e quali no. Questo ci permette di scoprire la composizione del pianeta.
Se una persona potesse sbarcare su Plutone la luce del sole apparirebbe molto più fioca, perché sul pianeta, che è 30 volte più lontano di noi dal sole, l'intensità della luce solare è 1000 volte più debole.
L'osservazione delle comete consente di determinare la loro composizione. L'interesse di questi corpi celesti sta nel fatto che rappresentano i resti dell'epoca in cui si è formato il sistema solare o, se vogliamo, dei fossili di quel tempo dimenticato. Osservando una cometa è come se attraverso una finestra aperta nel tempo potessimo guardare le condizioni della nebulosa solare, la materia primordiale da cui si è formato ogni oggetto del sistema solare.
Esistono due tipi di comete: comete di breve e comete di lungo periodo. I due diversi tipi di astro ci forniscono informazioni su una diversa regione dell'epoca in cui si è formato il sistema solare, e sulle trasformazioni che il materiale di cui sono fatte possono aver subito nell'arco degli utimi quattro miliardi e mezzo di anni.
In qualunque notte normale gli astronomi dilettanti possono individuare diverse comete sulle lungheze d'onda visibili. Le comete eccezionalmente brillanti che possono essere osservate a occhio nudo sono più rare e si presentano all'incirca una o due volte ogni dieci anni. Generalmente si tratta di comete di lungo periodo: da quando il cielo viene scandagliato regolarmente con strumenti ad altissima sensibilità ne vengono scoperte continuamente di nuove.
Ipotesi degli scienziati sulla formazione della nube di Oort e della fascia di Kuiper: quando si formò il sistema solare rimasero grandi quantità di detriti inutilizzati, pezzetti e pezzettini fluttuanti nel cielo che non erano arrivati ad integrarsi in un pianeta o satellite. Le comete sono frammenti di questi detriti probabilmente formatisi in corrispondenza con l'orbita di Giove e oltre, perché a partire da qui le temperature erano sufficientemente basse da riuscire a condensare il ghiaccio, di cui sono fatte le comete. Molte comete sono nate nella regione vicina ai pianeti giganti (5 e 30 unità astronomiche/AU) e a causa dell'intensa gravità di questi ultimi furono scagliate a grande distanza dal sistema solare interno. Le comete viaggiarono fino agli estremi confini del sistema solare formando la nube di Oort, una regione di forma sferica popolata di comete situata a circa 50.000 AU dal sole.
Gli altri detriti rimasti inizialmente furono trascinati in giro dai pianeti giganti (rimanendo comunque più o meno vicini alla regione in cui si erano formati) e poi diedero luogo a quella che oggi chiamiamo fascia di Kuiper e al disco diffuso (SDO) che attraversa la regione a partire da circa 30 -100 AU di distanza.
Le comete di lungo periodo arrivano dalla Nube di Oort, mentre quelle di breve periodo per lo più dalla regione della fascia di Kuiper e dal cosiddetto disco diffuso. Posto che allontanandosi dal sole le condizioni di formazione, le composizioni chimiche e le temperature variavano notevolmente, le diverse fasce di detriti e pianeti (cintura degli asteroidi, fascia di Kuiper e nube di Oort) possono essere considerate come diversi strati geologici disposti su un piano orizzontale. Le comete partite da queste fasce perciò sono dei fossili che possono essere studiati con maggiore facilità quando passano vicino alla terra.
Rosetta sarà la prima missione a orbitare attorno a una cometa (67P/Churyumov-Gerasimenko), a studiarla nei dettagli e a far sbarcare un dispositivo sulla sua superficie. Le strumentazioni scientifiche dell'orbiter e del lander effettueranno importanti misurazioni che ci aiuteranno a capire di cosa sono fatte le comete, come si formano, e come si sono evolute nel tempo.
Deep Impact ha scattato molte immagini della cometa 9P/Tempel 1, che mostrano nei dettagli la diversificazione della sua geologia superficiale. Facendo colpire la cometa da un proiettile impattatore la sonda ha fornito informazioni sulla struttura interna che non era possibile ricavare dalle semplici immagini. Il proiettile ha sollevato una nube di detriti così intensa che Deep Impact non ha potuto vedere il cratere così creato; questo però verrà fotografato dalla missione Stardust-NExT che visiterà 9P/Tempel 1 nel febbraio 2011, fornendo così altre importanti informazioni sulla struttura delle comete.
La luna di Nettuno denominata Tritone è stata scoperta grazie alla birra. Il satellite fu Individuato il 10 ottobre 1846 dall'inglese William Lassell, che aveva fatto fortuna fabbricando birra e utilizzò le sue ricchezze per costruire un osservatorio e coltivare la sua passione per l'astronomia.
L'anno solare su Nettuno dura un bel po'. Immaginate che nel 2011 il pianeta porterà a termine la sua prima orbita solare completa dai tempi in cui fu scoperto, nel lontano 1846.
Vi piace navigare a vela? Nettuno vanta i venti più forti dell'intero sistema solare, con velocità che possono arrivare a ben 1.100 km l'ora.
Nettuno è il pianeta più freddo del sistema solare. Sulla sommità delle sue nubi la temperatura può scendere fino a -221.4 gradi centigradi.
Il maggiore dei satelliti nettuniani, Tritone, orbita controsenso! La sua è quella che si definisce un'orbita retrograda, ossia un'orbita che si compie in senso contrario a quella degli altri satelliti del pianeta.
Con la sua distanza media di circa 2.872.460.000 km dal sole, Urano è il pianeta più distante visibile a occhio nudo.
Gli astronomi pensano che nelle profondità di Urano possa esistere un oceano di acqua in forma liquida contenente ammoniaca in soluzione.
Urano è un pianeta sdraiato! Nella maggior parte dei pianeti l'asse si trova a circa 30 gradi di inclinazione. Quello di Urano invece è inclinato di ben 98 gradi, il che significa che il suo asse è praticamente disposto parallelamente all'orbita che il pianeta compie intorno al sole.
L'attività elettrica su Giove è talmente intensa che ogni giorno riversa miliardi di watt nel campo magnetico della stessa terra.
Saturno non è l'unico pianeta circondato da anelli. Anche Giove possiede un sistema diffuso di anelli, scoperto dal Voyager 2 nel 1979.
Per poco Giove poteva essere una stella. Se avesse avuto una massa di sole 80 volte maggiore probabilmente sarebbe diventato il secondo sole del nostro sistema solare.
La zona che circonda Giove è una sorta di mini sistema solare, in cui ben 63 lune (quelle conosciute finora) orbitano attorno al gigante gassoso.
Su Giove si verificano fenomeni simili alle nostre aurore boreali e australi, che però sono oltre 1000 volte più grandi. Da un capo all'altro possono misurare più di 1500 km!
Sulla terra, guidando al momento giusto in una zona sufficientemente lontana dai disturbi della civiltà, ad esempio nel deserto, è realmente possibile sintonizzare lo stereo della macchina sui "suoni di Giove".
Più grande del pianeta Mercurio, la luna gioviana Ganimede è il satellite più grande del sistema solare. Anche altri satelliti di Giove sono più grandi del pianeta nano Plutone.
Secondo gli scienziati sulla luna gioviana Europa potrebbe esserci una quantità d'acqua pari al doppio di quella presente sulla terra. Questo corpo celeste rappresenta il miglior candidato possibile per la ricerca di forme di vita extraterrestri nel sistema solare.
Se oggi con un normale telescopio terrestre possiamo ammirare la spettacolare vista di Saturno con i suoi anelli una parte del merito va a Nettuno. Probabilmente le periodiche "spintarelle" esercitate dalla gravità di Nettuno hanno gradualmente spostato l'asse del pianeta dando ai suoi anelli quei 27 gradi di inclinazione che ci permettono di osservarli molto più chiaramente di quanto sarebbe possibile se il pianeta si trovasse in verticale.
Encelado è un satellite di Saturno che attraverso delle enormi fratture situate nei pressi del polo sud scarica nello spazio giganteschi getti di vapor d'acqua al ritmo di una tonnellata ogni sei secondi. Se questo processo fosse avvenuto allo stesso ritmo per tutta la storia del satellite, oggi peserebbe il 20% in meno rispetto alle origini.
Invece di ruotare dolcemente sul suo asse come un pianeta normale, il satellite di Saturno Iperione rotola disordinatamente nello spazio. Se vi trovaste sulla sua superficie non sapreste mai per certo quando e da quale parte vedrete sorgere il sole la prossima volta.
Alcune antiche teorie ipotizzavano che vicino al centro di Saturno potessero formarsi delle piogge di diamanti. (Steve Albers)
Avendo a disposizione l'ossigeno necessario, navigare in mongolfiera nell'atmosfera di Saturno potrebbe rivelarsi un'esperienza molto divertente. La temperatura e la pressione atmosferica del pianeta sono adatte alla vita umana. A volte è possibile che si verifichino piogge liquide. (Steve Albers)
Titano è il mondo su cui un umano sprovvisto di protezioni durerebbe più a lungo prima di perdere i sensi e morire... (su Marte/Venere non basta trattenere il respiro). Con indumenti pesanti e una maschera di ossigeno simile a quella degli aerei si potrebbe sopravvivere benone per diversi giorni. (Ralph Lorenz)
È possibile che nell'atmosfera di Titano si formino degli arcobaleni, anche se un po' diversi dai nostri. (Ralph Lorenz)
Su Titano esistono riserve di metano e altre sostanze organiche in assoluto superiori a tutte le scorte conosciute di combustibili biosferici, oceanici e fossili presenti sulla terra. (Jonathan Lunine)
La densità di Saturno è così bassa che immerso in acqua il pianeta galleggerebbe. (Jonathan Lunine)
La navicella Cassini della NASA ha trovato prove che dimostrano che su Saturno i fulmini sono circa un milione di volte più forti che sulla terra.
Saturno ha la peculiarità di avere l'asse magnetico quasi perfettamente allineato con l'asse di rotazione. Per questo il suo campo magnetico non subisce oscillazioni indotte dalla rotazione. Più che a quello terrestre il campo magnetico di Saturno è simile a quello del sole, che non ruota come un corpo compatto, ma ha un periodo di rotazione variabile a seconda della latitudine.
I suoni radio emessi dalla rotazione di Saturno, che ricordano un battito cardiaco, e altri suoni dello spazio possono essere ascoltati visitando la sezione Space Audio del sito dell'Università dell'Iowa all'indirizzo http://www-pw.physics.uiowa.edu/space-audio.
Attorno a Saturno gli astronomi continuano a trovare sempre nuove lune. In una discontinuità dell'anello esterno A la navicella Cassini ne ha individuata una, provvisoriamente denominata S/2005 S1, che "fa le onde". Le immagini mostrano il minuscolo oggetto al centro della discontinuità di Keeler e le increspature sui bordi della discontinuità generate dall'influsso gravitazionale della piccola luna.
Fino agli anni '60 gli scienziati pensavano che la temperatura superficiale di Venere fosse piacevolmente temperata, come in Florida. Ma le strumentazioni di bordo del primo flyby rivelarono che questa ipotesi era completamente sbagliata e che sul pianeta c'era una temperatura di ben 482 gradi! (Kevin Baines).
Molti scienziati, tra cui il celebre Carl Sagan, ritennero che le alte temperature di Venere fossero da imputarsi a un intenso "effetto serra". (Kevin Baines)
Oggi si pensa che per il primo miliardo, o i primi due miliardi di anni, sulla superficie di Venere siano state presenti delle masse d'acqua. Alcune delle ultime osservazioni effettuate da Venus Express sembrano confermare questa ipotesi. (Kevin Baines).
È stato proprio studiando l'atmosfera di Venere che gli scienziati sono arrivati ad accorgersi del buco nello strato di ozono della terra. (Mark Bullock)
Una delle cose affascinanti di Venere è il vulcanismo ed è probabile che la risposta climatica del pianeta sia condizionata dalle intense reazioni chimiche tra i minerali di superficie e i gas atmosferici. (Mark Bullock)
Se riusciremo a capire in che modo il vulcanismo e le reazioni chimiche di superficie influenzano l'atmosfera e le formazioni nuvolose su Venere avremo una nuova chiave per comprendere la risposta climatica del nostro pianeta. (Mark Bullock)
Sulla superficie di Venere temperature e pressioni sono talmente elevate da alterare lo spettro visivo delle tocce. Un esempio lampante è offerto dall'ematite minerale, un tipico ossido di ferro di colore rosso presente sulla Terra e su Marte, e probabilmente anche su Venere. Sono proprio gli ossidi ferrosi a dare a Marte, e ad alcuni tipi di suolo terrestre, il classico colore rosso. Su Venere, però, apparirebbero grigi, perché le proprietà di riflessione sul pianeta sono alterate. (Mark Bullock)
Le nubi su Venere non sono come quelle terrestri: invece di essere composte da molecole di acqua sono principalmente costituite da acido solforico. Perciò oltre che estremamente calda, l'atmosfera su Venere è anche altamente corrosiva.
Se su Venere piovesse, dal cielo cadrebbe acido solforico, ma poiché il pianeta è così caldo, molto probabilmente le gocce di pioggia evaporerebero prima ancora di toccare il suolo, per cui chi si trovasse lassù vedrebbe solo della nebbia.
Su Venere sarebbe possibile camminare a una velocità superiore a quella di rotazione del pianeta! La terra gira a circa 1600 km l'ora, Venere ad appena 6,4 km l'ora. Per cui, mettendosi a correre a una velocità di poco superiore, si potrebbe rimanere sempre con la testa direttamente sotto il sole. (Kevin Baines)
Venere è un pianeta eccezionalmente ventoso. Se si potesse sopravvivere all'ostilità del suo ambiente e attraversare l'atmosfera del pianeta con una navicella, in fase di discesa si incontrerebbero venti simili a uragani, e una volta toccata la superficie, a causa del vento, dell'atmosfera molto densa e della pressione di 100 bar, camminare sarebbe difficoltoso come guadare un corso d'acqua. In compenso in superficie la velocità del vento scende a un solo metro al secondo, circa.
Uno dei più grandi misteri di Venere riguarda proprio i venti: come è possibile che si generino dei venti tanto forti quando il pianeta ruota così lentamente? Forse i venti potrebbero essere generati dalle caratteristiche di dipolarità osservate ai poli venusiani. Al polo nord e sud di Venere si notano modelli ciclonici a forma di otto. Il sospetto è che l'aria molto calda dell'equatore si innalzi spostandosi verso i poli più freddi. La grande quantità d'aria che afflusice verso i poli inizia a condensarsi, per cui aumenta di densità e quindi inizia a ridiscendere. In questo modo si potrebbe formare la figura "ad otto", e quindi i venti (Kevin Baines)
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Con i suoi 62 satelliti e la possibilità di un incontro ravvicinato, Giove è la meta perfetta p...
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